Il
Centenario che saltò dalla finestra e scomparve è il
primo libro dello svedese Jonas Jonasson.
Riscosse un successo incredibile e fu tradotto in più di
trenta lingue.
L’ospizio dove vive il protagonista, Allan, organizza una
grande festa per i suoi cento anni ma il vecchietto decide di fuggire senza
avere nessuna destinazione in mente. Allan conosce un ragazzo che non potendo
entrare in bagno con una grossa valigia, gli chiede di custodirgliela per pochi
minuti. Nel frattempo arriva un bus e Allan sale portandosi con se la valigia.
Quel ragazzo però è un membro di un organizzazione criminale dedita allo
spaccio di droga.
Inizia così una fuga rocambolesca raccontata in parallelo
con le sue altrettanto esilaranti avventure accadutegli nei suoi cento anni di
vita, in un susseguirsi di piccoli e grandi eventi, incontri fortuiti e colpi
di fortuna che ricordano Forrest Gump ma stavolta nei panni di un arzillo
vecchietto.
Bellissimo romanzo che scorre velocemente e senza mai un
calo di ritmo, una storia talmente fuori dagli schemi da diventare geniale.
Benché abbia critiche contrastanti, questo romanzo si appresta
a diventare (se non lo è già) un libro “cult”.
Il segnale che ho colto io dal libro?
Allan ci insegna che non conta l’età ma che possiamo
riscrivere la nostra vita quando vogliamo o meglio non è mai troppo tardi per
ricominciare.

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